
Investitori italiani: prudenti e in cerca di una guida
Gli italiani sono investitori prudenti: proteggere il patrimonio e difenderlo dall'inflazione sono fra le loro principali priorità. Ma questa prudenza ci aiuta a raggiungere gli obiettivi finanziari? Un recente studio offre molti spunti interessanti sulle nostre abitudini di investimento.
In tema di investimenti, gli italiani sembrano avere una priorità molto precisa: proteggere il loro patrimonio. È quanto emerge dal recente studio “Decoding Investors”1 di Amundi, che fotografa un approccio agli investimenti fortemente orientato alla prudenza e alla ricerca di stabilità.
L’obiettivo principale non è tanto far crescere il capitale, quanto generare un reddito dagli investimenti (44% contro il 38% a livello europeo) e difendere il potere d’acquisto dall’inflazione (44% a fronte del 37% in ambito europeo). In terza battuta emerge il tema della crescita del patrimonio, meno prioritaria rispetto al resto d’Europa (43% contro il 51%).
E per quanto riguarda la pensione e la sicurezza finanziaria a lungo termine? In Italia, la loro posizione è ancor meno rilevante fra le motivazioni all’investimento (30% appena).
1 “Decoding Investors”, terza edizione, dedicato agli investitori retail e ai risparmiatori. Studio condotto in 26 Paesi su un campione di 18.000 persone, la ricerca analizza obiettivi, timori, comportamenti e fonti di informazione in materia di investimenti.
I 3 principali ostacoli agli investimenti
Quali sono le difficoltà percepite dagli investitori? Lo studio evidenzia tre punti critici.
- La disponibilità economica: il 26% ritiene di non avere un reddito sufficiente per poter investire (25% in Europa).
- La paura di perdere denaro, indicata dal 25% degli intervistati (28% in Europa).
- L’incertezza economica e politica, che però si ferma al 16% (rispetto al 23% della media europea e al 27% globale).
Previdenza, un obiettivo ancora poco pianificato
Un altro elemento interessante riguarda il rapporto con la pensione. Se gli investitori più anziani fanno maggiormente affidamento sullo Stato, i più giovani contano sui loro investimenti e sui risparmi personali. Questo, almeno, è ciò che dichiarano: si nota infatti ancora un divario fra consapevolezza e azione.
Gli investitori italiani prevedono che il 38% del loro reddito durante la pensione proverrà dallo Stato, una percentuale leggermente superiore alla media europea (34%). Un altro 38% (in linea con la media europea del 37%) dovrebbe arrivare – sempre secondo le stime degli interpellati – da risparmi e investimenti. Il dato è condizionato dalle fasce d’età più giovani.
Mentre i piani pensionistici aziendali rappresenterebbero il 24% del reddito pensionistico, una quota leggermente inferiore alla media europea del 30%.
In tutto questo, appena il 30% degli investitori italiani indica la pensione e la sicurezza finanziaria a lungo termine come obiettivi di investimento chiave: la percentuale è leggermente inferiore alla media europea (34%). All’interno di questo gruppo, solo sette persone su dieci si dicono molto o abbastanza fiduciose di raggiungerli: nella media europea, sono circa otto su dieci.
Il ruolo della consulenza rimane centrale
In un contesto sempre più ricco di informazioni, cresce il numero di canali attraverso i quali gli investitori cercano suggerimenti e indicazioni. Tuttavia, la consulenza professionale continua a rappresentare, anche sotto questo profilo, un rilevante punto di riferimento. Oltre due investitori italiani su tre dichiarano infatti di usufruire, seppure con diversa frequenza, del supporto di un consulente. La motivazione primaria è la tranquillità di potersi confrontare con una figura qualificata e di fiducia per le proprie decisioni.
Pur iniziando a utilizzare l’Intelligenza Artificiale (AI) per approfondire temi finanziari o trovare un riscontro sulla validità delle loro idee, in confronto ai loro omologhi europei gli investitori italiani sono meno propensi a trasformare i suggerimenti dell’AI in decisioni di investimento concrete. Discorso analogo per i consigli finanziari degli influencer.
La liquidità continua a dare un senso di sicurezza
Solo il 26% dei risparmiatori italiani è propenso a iniziare a investire parte della liquidità o dei risparmi nei prossimi 12 mesi, una percentuale – anche questa – significativamente più bassa rispetto alla media europea (37%). Le tre principali ragioni dichiarate per le quali gli italiani attualmente non investono sono:
- il timore di perdere soldi;
- il disinteresse verso gli investimenti;
- la mancanza di denaro sufficiente per iniziare a investire.
Così, quasi la metà (44%) dei risparmiatori italiani tiene denaro liquido per le esigenze a breve termine (fondo d’emergenza o risparmi precauzionali) e pensa (nel 46% dei casi) di dover disporre di un risparmio pari a sei mesi o più del suo reddito per sentirsi finanziariamente al sicuro in caso di imprevisti. Si tratta di una percentuale significativamente superiore alla media europea, che è del 35%.
Consapevolezza e pianificazione restano fondamentali
Lo studio, insomma, restituisce l’immagine di un investitore prudente. Accanto a questa prudenza, però, emerge un bisogno di maggior consapevolezza: rafforzare le competenze finanziarie, definire gli obiettivi di lungo periodo e costruire un portafoglio coerente con le esigenze personali e familiari rimangono passaggi fondamentali per affrontare il futuro con maggior serenità.
Per fare tutto questo, la risposta non è non investire ma, appunto, investire in modo consapevole: sapendo, per esempio, che anche la liquidità comporta dei rischi (primo fra tutti, l’erosione del valore reale del denaro per effetto dell’inflazione) e che si possono impegnare anche somme contenute e con gradualità (è il caso dei PAC, i Piani di Accumulo del Capitale).
In questo percorso, l’educazione finanziaria e il confronto con professionisti qualificati possono rappresentare un valido supporto per trasformare le intenzioni in scelte di investimento più consapevoli e coerenti con i propri obiettivi.
