La nuova Sengh

- Autore
- Sergio Dangelo
- Data
- 1980
- Tecnica e supporto
- Smalto e tempera su tavola
- Dimensioni
- cm 120x160
- Collezione
- Galleria Crédit Agricole - Refettorio delle Stelline
- Ubicazione
- Milano
Fondatore, insieme a Baj e Colombo, del Movimento Nucleare, Dangelo si apriva, verso la meta del secolo scorso, alle esperienze dell’automatismo psichico surrealista, al segno materico della pittura informale, alle novità tecnologiche e scientifiche che caratterizzano l’immediato dopoguerra. Negli anni ’50 egli attraversava quindi varie fasi, dal tachisme informale dei quadri nucleari alle scritture segniche e alle ceramiche di Albisola, fondando poi, insieme ad Enrico Baj, il Movimento della Pittura Nucleare, a cui aderiranno moltissimi artisti tra cui Joe Colombo, Gianni Dova, Piero Manzoni, Franco Palumbo. Nel 1957 firma il Manifesto “contro lo stile” insieme a Enrico Baj, Yves Klein, Arnaldo Pomodoro, Giò Pomodoro, Pierre Restany, Piero Manzoni, Paolo Pasotto, Arman e altri, nel quale si affermava il superamento dell’Arte Nucleare. Successivamente a partire dagli anni Sessanta matura un interesse verso la cultura orientale che trova espressione nelle rappresentazioni di ideogrammi e grafie nei dipinti costituiti da tessiture sottili e raffinate, influenzate dalle bianche calligrafie di Tobey.
Come ricorda Dominique Stella, Dangelo, in gioventù, aveva fatto “voto di surrealismo assoluto”, che ha significato voler realizzare opere d’arte il cui spirito fosse costantemente pervaso dalla filosofia del gioco, senza che la forma rimanesse necessariamente legata ai canoni ormai manierati del tardo Surrealismo. La pittura nucleare di Dangelo parte da una riflessione sulla modernità sempre più interessata alle ricerche dell’atomo, la finalità è quella di ricostruire un ipotetico paesaggio nucleare attraverso la più ampia sperimentazione di materiali e tecniche. La poetica di Dangelo aderisce alle finalità del Movimento e costruisce la propria arte partendo dal Surrealismo e dall’automatismo del segno.
Focus opera
La pittura di Sergio Dangelo è stata nel tempo costantemente dominata dal segno e dalla scomposizione dell’immagine: dalla sua adesione alla pittura nucleare la sua arte si è sviluppata costantemente nella ricerca di un nuovo linguaggio fatto di segni evocativi rappresentati con piena libertà sulla tavolozza pittorica. Una definizione calzante della sua arte la dà lo stesso Dangelo che scrive di sé: “Sono acrobatico, ogni giornata della mia vita è un mio periodo artistico”.
La naturale predisposizione di Dangelo verso un elegante automatismo gestuale di memoria surrealista - presente in numerose opere per lo più di sapore astratto - non lo ha condotto ad una ricerca formale univoca ma al contrario gli ha consentito di restare permeabile a svariate suggestioni, da quelle coloristiche nord europee di Jorn e Alechinsky, al dinamismo di Wols, fino a sfiorare la spazialità lirica e immaginifica di Matta, come facilmente si evince dal dipinto La nuova Sengh.







